Fuori della penna non c’è salvezza

Ho sempre avuto la passione della scrittura, e penso di poter dire che per molti anni ho rispettato il consiglio di Svevo di scribacchiare giornalmente:

Io credo, sinceramente credo che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che quella di scribacchiare giornalmente. Si deve tentare di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualcosa che sia o non sia il pensiero, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero, anatomizzato, e tutto e non di più. Altrimenti facilmente si cade, – il giorno in cui si crede d’essere autorizzati a prendere la penna – in luoghi comuni o si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disanimato. Insomma fuori della penna non c’è salvezza.

Molte di queste cose che ho scritto sono andate perdute, in quaderni abbandonati nelle varie case in cui ho abitato. Alcune sono rimaste e vorrei raccogliere qui quelle che mi sembrano più interessanti. Un paio di volte almeno sono stato sul punto di pubblicare qualcosa, ma non l’ho mai fatto, alla fine. In compenso credo di aver letto una gran quantità di guide per giovani scrittori esordienti.

In particolare mi ricordo due cose che ho scritto e conservato:

Corda inquieta (poesie, c1990): quando ancora non avevo capito (ma ero sulla buona strada) che oggi la poesia si scrive a lettere minuscole…

L’ultimo libro (racconto, c1992)

In futuro spero di riuscire ad aggiungere altri scritti (quando avrò il tempo di scriverli).