I fatti di Marikana raccontati dalla poesia | Voci Globali

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A Parigi settimana anticoloniale tra cultura e riflessioni incrociate

A Parigi settimana anticoloniale tra cultura e riflessioni incrociate

La forza della vulnerabilità

Brené Brown Sii vulnerabile, non debole Brené Brown studia i rapporti umani — la nostra capacità  di immedesimarci, appartenere, amare. In un discorso intenso e divertente a TEDxHuston, condivide una visione profonda della sua ricerca, visione che l’ha portata ad una ricerca personale di conoscenza di sè stessa e dell’umanità. Un discorso da condividere. “Forse le storie non sono altro che dati con un’anima” (da TED 2012: 10 innovations that could help shape a better world)

…è una storia lunga…

Ne parlava Margaret Atwood qualche giorno fa nella sua brillante presentazione al TOC. «Gli scrittori hanno bisogno di comprare il tempo per scrivere», diceva, oltre che comprare i sandwich al formaggio della slide che mostrava mentre divertiva la platea. [From Il costo del giornalista]

Giuseppe Granieri, esperto di giornalismo e di editoria digitale, discute il futuro della scrittura in un interessante post. La domanda che si pone riguarda il costo e le modalità  della scrittura online (che indubbiamente sarà una parte predominante della scrittura e della lettura delle generazioni future).

La scrittura digitale sta ancora cercando i suoi generi e le sue forme, e proprio per questo è interessante e importante seguirne gli sviluppi, e possibilmente orientarli da un punto di vista culturale e umanistico.

Granieri sostiene che i prodotti generalisti, come giornali e riviste, che funzionavano nella Galassia Gutenberg, non sono adatti alla Galassia Internet. In un giornale le informazioni inutili per il singolo lettore (ma utili per altri utenti) sono una quantità  gestibile, ma diventano ingestibili in un contesto di sovraccarico cognitivo come quello online. Per questo si parla di economia dell’attenzione. In rete è molto utile la competenza nelle materie in cui un particolare lettore è interessato, che permette di discriminare e separare le informazioni utili da quelle inutili, anche se magari attraenti a prima vista. Meglio affidarsi a un internet researcher professionista. Sono queste tipologie di persone e di mediatori che ti permettono di risparmiare ore e ore di tempo.

Tuttavia non tutto è oro quello che luccica. Anche se, trovando un equilibrio tra quantità  e qualità  (cosa non facile) si possono avere molte più informazioni rilevanti oggi di quante se ne potevano avere in passato, mi sembra che questo ponga due problemi che non vanno trascurati:

  • l’eccessiva specializzazione e focalizzazione delle informazioni rischia di far scomparire o diminuire sensibilmente le scoperte “casuali”, che, specie in campo letterario e umanistico, sono comunque interessanti. Il contesto in cui si situa l’informazione è spesso immaginato e costruito in maniera indiretta, utilizzando notizie “inutili” rispetto al problema che ci interessa. E il contesto generale è un elemento importante per capire il senso delle informazioni particolari.
  • il passaggio dalla stampa al digitale inevitabilmente modifica il modo in cui si organizzano e si costruiscono le società. Se è vero, come sostiene Benedict Anderson, che è stata proprio la stampa a far si che nascesse l’identità  e l’appartenenza nazionale, come si organizzeranno le identità  collettive nella galassia internet?

Riguardo al primo punto (“problema del contesto”), mi sembra allo stato dello cose abbastanza difficile da risolvere online, proprio perché definire e classificare le informazioni indirettamente collegate ad un problema o ad un fatto non è facile. Tanto per fare un esempio recente, uno potrebbe essere interessato a capire come è stato vissuto il recente terremoto dai giapponesi, come hanno reagito etc. Il silenzio, la compostezza e la calma dimostrata possono essere spiegate sulla base della cultura giapponese. A questo punto si pone il problema di quale livello di approfondimento si vuole avere per contestualizzare la compostezza dei giapponesi… si deve parlare del sistema educativo e scolastico? o forse del cinema e della letteratura? o magari del senso dello stato? insomma, l’analisi delle possibili influenze indirette sulla reazione dei giapponesi può portare più o meno lontano, e non sono sicuro che un algoritmo informatico posso essere efficace in questo senso (immagino che ciò sia legato all’Entscheidungsproblem -o problema della decidibilità ; ma in tedesco ci si prende più sul serio – da cui la struttura del calcolatore è nata: vedi macchina di Turing).

Ritornando a Granieri, l’altro elemento interessante che propone è la cosidetta long story, che potrebbe essere il genere vincente del giornalismo professionale sul web:

Diverso è invece se guardiamo al lavoro del giornalista, che segue un avvenimento di cronaca che ci interessa o uno scenario che ci appassiona, o ancora un tema approfondito. Io ad un giornalista che mi fa risparmiare tempo e mi dà valore aggiunto con le informazioni, mi abbonerei. Ad un giornale no, meno che mai sull’iPad o in qualche app che mi costringe a star là dentro.

E ci sono diversi segnali che mi fanno pensare che -prima o poi- qualcuno (singoli giornalisti o piccole organizzazioni per prime) comincerà  a sperimentare la formula. Uno di questi segnali è l’ebook, che permette di lavorare su un prodotto giornalistico che prima non esisteva (la long-story, ne parla anche Luca). Il secondo è questa piattaforma di Google, che potrebbe abilitare blogger e microeditori a spostarsi dal versante amatoriale a quello professionale.

Di google e del modo in cui gestisce l’informazione si è detto molto, anche se molto ancora di dovrà  dire. Mi colpisce invece, mi sembra sintomatico del fatto che già viviamo in un’epoca post-libro, il fatto che si definisca long story una storia lunga circa 70 pagine, come dice Luca De Biase, ossia una story che tradizionalmente si sarebbe definita short. Questo mi pare testimoni come il modo di rapportarsi al raccontare sia ormai del tutto diverso rispetto al passato, e forse -purtroppo- anche la capacità  di attenzione sia mutata.

Non lasciarti distrarre

Cory Doctorow, co-editor di Boing Boing, uno dei più visitati blog del mondo (quello al di fuori della realtà , ovviamente, ossia il mondo occidentale), da alcuni interessanti consigli su come scrivere in mezzo alle distrazioni continue che caratterizzano la nostra epoca. Invece di rinunciare alle possibilità  offerte da internet, Doctorow ha trovato un modo per gestire il suo tempo ed essere produttivo nel mezzo del caos, attraverso una serie di accorgimenti tecnici, di tecniche di sopravvivenza, si potrebbe dire. Eccole:

Brevi e regolari periodi di scrittura (già  Svevo, anch’egli uno scrittore per passione che si doveva ritagliare il tempo in mezzo a mille altri impegni -prima di internet, del cinema, della televisione etc.-, consigliava di scrivere un poco ogni giorno): imponiti un impegno giornaliero modesto ma non sgarrare mai, per esempio scrivi una o due pagine di un romanzo, di un racconto, di un saggio. Ritagliati una mezz’ora di isolamento al giorno per raggiungere l’obbiettivo.

Interrompere una volta raggiunto il target prefisso: non rifinire del tutto il lavoro, ma lasciati qualcosa per il giorno dopo, in modo da poter riprendere più velocemente e non da zero. Si tratta di un “suggerimento” per il lavoro del giorno dopo.

Non fare ricerca mentre si scrive. Scrivere e fare ricerca sono due attività  distinte e vanno mantenute separate. Se ti manca un dettaglio che potresti conoscere rapidamente tramite google, non entrare in internet, altrimenti rischi che la mezz’ora di scrittura diventa una giornata di defatiganti e caotiche ricerche in rete, suggestive ma inutili per il tuo progetto a breve scadenza. Piuttosto marca il passaggio in qualche modo per poter ritrovare il dato mancante durante una sessione di lavoro apposita.

Non cercare l’ambiente adatto. L’atmosfera perfetta non esiste, e comunque ci vuole troppo tempo per trovarla, e tu hai solo mezz’ora libera! Trova il tempo per scrivere – già  di per sè abbastanza difficile-, non aggiungere il problema di trovare lo spazio adatto. Mettiti il portatile sulle ginocchia e scrivi (anche in bagno, se necessario)

Dimenticarsi il word processor. Usa un software che non interagisce con te cambiando lo spelling, segnalando errori di grammatica e di battitura etc. Lo schermo deve essere il più spartano possibile e lasciarti concentrare sulla scrittura. Le correzioni e le sfumature tipografiche e stilistiche vengono dopo, e sono meno importanti del contenuto. Personalmente io per scrivere uso LyX, un document processor WYSIWYM (What You See Is What You Mean- Quello che vedi è quello che vuoi dire) a tutto schermo, senza menu e altri gadget, e senza inteferenze. Siamo io e il foglio bianco, in una lotta senza esclusione di colpi, o almeno la cosa più vicina al foglio bianco che un computer ti consente di avere.

Staccarsi dal mondo virtuale e della comunicazione. La concentrazione è messa a rischio soprattutto dai continui avvisi di email, dalle chiamate skype, dagli RSS etc. Stacca tutto ciò che richiede una tua risposta perchè ti distrae anche se non te ne accorgi. Se hai bisogno di una sessione di chat o di chiamare qualcuno con skype (stessa cosa ovviamente per il telefono o il telefonino), ritagliati un tempo specifico dedicato a questo.

Non si tratta di niente di particolarmente originale, ma sono consigli che aiutano.

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Immaginazione, identità e globalizzazione

In un libro di alcuni fa, Modernità in polvere. Dimensioni culturali della globalizzazione, Arjun Appadurai, indiano trapiantato negli Stati Uniti, sottolineava l’importanza e la forza dell’immaginazione come strumento di agency, di capacità progettuale individuale e collettiva, soprattutto in un contesto come quello contemporaneo in cui ci si trova di fronte a “immagini in movimento che incrociano spettatori deterritorializzati”: “Questa relazione mobile e imprevedibile tra eventi mass-mediatici e pubblici migranti definisce il nucleo della relazione tra la globalizzazione e il moderno. […] L’opera dell’immaginazione, vista in questo contesto, non è né completamente libera né completamente sotto controllo, ma è invece uno spazio di contesa in cui gli individui e i gruppi cercano di annettere il globale entro le loro pratiche del moderno.” Solo grazie ad uno sforzo di immaginazione che agisca all’interno di questo “spazio di contesa” è possibile, mi sembra, ripensare l’identità nazionale italiana, o, dirò meglio, la comunità italiana, evitando il rischio, sottolineato da Mario Calabresi sulla Stampa un po’ di tempo fa, di “stare qui a guardarci l’ombelico, a preoccuparci delle insegne dei negozi, a mettere in competizione gli insegnanti nati a cento chilometri di distanza, a pensare di chiuderci all’interno delle nostre regioni, dimenticando che il mondo corre e può tranquillamente passare oltre.”

L’immaginazione agisce con forza a livello sia della memoria che del desiderio, entrambi cruciali “spazi di contesa” tra il globale e il locale, incarnandosi nelle diverse sceneggiature che organizzano e raccontano i progetti e la vita quotidiana delle persone. Ed è proprio muovendosi tra questi due poli che si può dar vita a una narrazione che non isoli il paese dal mondo che corre, agendo sia su tradizione e memoria (per es. riscoprendo episodi poco o per nulla noti di contatti interculturali avvenuti nel passato) sia su desideri e progetti di vita che rimettano in discussione identità rigide (nuovi immigrati, italiani all’estero). La cosa importante è farlo senza cadere nella trappola del determinismo socioeconomico, secondo cui l’immigrato che viene in Italia lo fa solo ed esclusivamente a causa della situazione di povertà in cui si trovava nel paese d’origine e l’italiano che va all’estero è solo ed esclusivamente un cervello in fuga. Invece mi sembra importante leggere questi fenomeni mettendo in evidenza la dimensione, per quanto piccola possa essere, di progettualità attiva e di costruzione immaginaria dell’identità.

Il meglio della Palestra di Luttazzi della settimana (secondo me)

2 marzo:

Nel Lazio il Pdl non ha presentato le firme in tempo quindi sarà escluso. In Lombardia, nei fogli firme di Formigoni sono presenti delle irregolarità, quindi anche lui sarà escluso. Preoccupati i vertici del Pd: questa volta perdere risulterà più difficile del previsto. (Marco Braghin).

Primo marzo, indetta dagli stranieri la “giornata senza di noi”. Sollievo per l’Inter: era lunedì. (giovanni garbellini)

1. Cicchitto: “Ci sembra evidente che è in atto un attacco mirato alla presentazione delle liste del PdL in modo da modificare anche per quella via i rapporti politici. Questo è il senso politico autentico di ciò che sta avvenendo a Roma e a Milano. Il resto o è folclore o sono manovre diversive.”
TRADUZIONE: “Siamo proprio dei coglioni.” (Andrea Michielotto)

1.Riccardo Scamarcio: “La scena in cui bacio un uomo non è stata difficile. Paradossalmente è stata più difficile quella dove parlo”.
TRADUZIONE: “Pensavo di dover fare solo le solite scene erotiche, non si era parlato di recitare.” (Marco Braghin).

3 marzo:

1. Bersani: “Neanche in Iran riescono a fermare l’informazione.”
TRADUZIONE: “Persino in Iran c’è un’opposizione più efficace della nostra.” (davide rossi)

Corona è stato invitato dall’università di Salerno per una lectio magistralis dal titolo: “Come essere invitati da un rettore universitario anche se sei Fabrizio Corona”. (Stefano Trevisone)

Fonte: Daniele Luttazzi blog

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Accade a Roma

La mia assenza dal blog è durata fin troppo. Ho avuto molto da fare nel cercare di organizzare la mia vita e il mio lavoro ultimamente, per cui non ho potuto scrivere molto. Comunque adesso riprendo (per la gioia dei miei due lettori)

Intanto comincerò col parlare di cosa si può fare a Roma questa settimana. Iniziando ovviamente dal mio passatempo preferito, il cinema.

Intanto penso che andrò a vedere due film su cui ho lavorato molto e che cito sempre, senza averli però mai visti in sala (solo in DVD e video): La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvotrailer (sabato alle 21:30, all’Azzurro Scipioni) e Bronte: Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno mai raccontato, di Florestano Vancini (stasera alle 21.30 al Cinema Trevi). Segnalo anche, sempre perchè connessa alle mie ricerche accademiche, la rassegna Italian Emigrants. Certo, è al Pigneto e i film non sono esattamente di prima visione. Però il cineclub Alphaville mi sembra un’iniziativa meritevole. Chissà  se fossero disponibili a fare una rassegna sull’immigrazione in Italia.

Novità  cinematografiche: Il curioso caso di Benjamin Button, Katyn, Nick&Nora, Il primo respiro, Questo piccolo grande amore, Religiolus, Venerdì 13

Domenica alle 12 alla Casa del Jazz propongono Jazz in celluloide- Rarities, una storia del jazz attraverso foto e immagini inedite, e nel pomeriggio alle 18 al Charity Cafè l’Aperitivo Jazz, interessante sopratutto perchè gratis (il jazz, non l’aperitivo). Per chi volesse mangiare c’è anche un buffet.

Debutti teatrali: Il dio della carneficina di Yasmina Reza al Teatro Argentina, e U’ciclopu, riscrittura in lingua siciliana di Luigi Pirandello del dramma di Euripide Il ciclope, al Teatro India.

Altro: due serate all’Angolo dell’Avventura: KALAHARI BOTSWANA dalle cascate Vittoria al delta dell’ Okawango venerdì alle 21, e INDIA e i mille volti dell’induismo sabato sempre alle 21.

Ovviamente dovrò fare delle scelte.

Cinema Italiano

Oggi vi presento una serie di links sul cinema. Essendo un grande appassionato spendo molto tempo a fare ricerche online.

Eccovene alcuni interessanti:

Momenti del cinema italiano

Breve storia divisa per periodi e/o correnti.

FILMDB

Il più completo database sul cinema in italiano

InfoCinema Italiano

Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul cinema italiano…

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