Mappe del desiderio e diritti umani

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Si sta svolgendo in questi giorni, dal 26 al 28 di Aprile, a Salvador de Bahia, un Seminario sulla Cartografias dos Desejos e Direitos: Mapeamento e Contagem da População em Situação de Rua na Cidade de Salvador, incentrato su una ricerca condotta dal Centro Projeto Axé insieme all’Universidade Federal de Bahia.

Marcos Candido e Juliana Prates hanno presentato ieri i risultati della ricerca, aprendo la strada ad una serie di discussioni molto interessanti e importanti su cosa si intende per “população de rua” (oggi) e sulle politiche pubbliche per persone in “situação de rua” (domani).

L’idea di cartografia del desiderio era già emersa nel 1986 in un libro scritto a quattro mani da Felix Guattari e Suely Rolnik (Micropolítica : cartografias do desejo, Petrópolis : Vozes, 1986), e quando Juliana Prates si è interrogata sulla possibilità di una investigação participativas com crianças, in un articolo del 2011 (Pesquisas participativas com crianças em situação de risco e vulnerabilidade: possibilidades e limites), è emersa l’idea di disegnare una mappa della popolazione di strada di Salvador, a cui Projeto Axé ha collaborato attivamente.

Fin dalle origini del Projeto, infatti, l’attenzione allo spazio, al paesaggio culturale ed antropologico, al contesto geo-politico è stata molto forte. In un’intervista del 1994, sia il fondatore Cesare de Florio La Rocca, sia Paulo Freire (uno dei più importanti filosofi e pedagogisti brasiliani le cui idee hanno ispirato il Projeto, e che ha anche collaborato direttamente a formare i primi “educatori di strada”) sottolineano fortemente quest’aspetto. Quando l’intervistatore chiede se fosse possibile esportare Axé a São Paulo, entrambi dichiarano che non si può “trasportare” Axé a San Paolo. Secondo Freire, bisogna “reinventare” Axé a San Paolo, perché “queste esperienze non si esportano. Si ricreano.”  (Folha de São Paulo, 13 ottobre 1996, p.8).

La Cartografia del Desiderio va vista, a mio avviso, nel contesto del recente spatial turn nelle Humanities, di cui si discute molto in questi anni, le cui origini risalgono agli anni ottanta del secolo scorso, se non addirittura più indietro ancora. Ma vi partecipa in maniera critica, portando in primo piano quelli che vengono esclusi dai Commons, degli spazi comunitari metropolitani di cui già si parlava alla fine dell’ottocento. Ogni comunità, infatti, stabilisce dei confini, e, quindi, per quanto inclusiva e democratica possa essere, finisce anche con l’escludere. La cartografia del desiderio cerca proprio di creare una mappa di quanti sono esclusi dagli spazi comuni, di quanti li abitano senza farvi veramente parte.

Questa mi sembra la scommessa di Axè e di questo seminario, ossia il fatto proprio di partire dalla percezione dello spazio di questi soggetti, a livello innanzitutto di pratica educativa – i meninos de rua vengono infatti incontrati inizialmente proprio per strada, nel loro ambiente -, poi anche teorico, di riflessione e di ricerca. Ed è proprio per questo che mi sembra interessante come approccio. Per cui cercherò di continuare a seguirne gli sviluppi.

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