La risposta deve partire da un fatto psicologico ben noto e facilmente verificabile. Noi giudichiamo ogni oggetto in rapporto al nostro corpo. […] abbiamo anche la sensazione della gioia o del malessere nell’esistenza […] di qualsiasi immagine […] Percepiamo con malessere la vita cupamente impacciata dell’oggetto informe, pesante e immoto, che non possiede libertà, così come percepiamo con gioia il senso chiaro e libero di ciò che è delicatamente e leggermente conformato. A tutto noi attribuiamo una vita corporea conforme alla nostra […] Quello che abbiamo riconosciuto in noi come espressione di una serietà vigorosa, di una severa compostezza, oppure di un accasciarsi pesante e senza sostegno, noi lo attribuiamo anche a tutta la materia.

Wolfflin, Rinascimento e Barocco, 1986-2010:87

Posted in Pillole