Moodle International Conference 2008

Ieri si è concluso la Moodle International Conference 2008, alla Terza Università  di Roma. Era la prima volta che entravo nella sede di via Ostiense, e devo dire che, anche se la struttura in sè sembra efficiente, il contorno è alquanto squallido (e dopo il tramonto fa anche un po’ paura per quanto è buio).

I lavori sono stati estremamente interessanti e stimolanti. Il tema generale del convegno era Ripensare la Didattica, e nasceva da un tentativo di far uscire il discorso sull’elearning da una dimensione settoriale, puramente tecnologica, per metterlo al centro della riflessione sulla didattica per gli adulti, e per gli universitari in particolare.

Come diceva Roberto Maragliano (suo il primo intervento, a parte i vari saluti che mi sono accuramente risparmiato), occorre fare un discorso alla pari tra didattica in presenza e didattica online, nel senso che, invece sentirsi inferiori perché ci sono cose che si fanno normalmente in classe che non si possono fare online, bisogna rivendicare il fatto che che ci sono molte cose che si riescono a fare grazie alla rete, e che sono impossibili nella didattica frontale. In particolare egli, tra il serio e il faceto, ha proposto di cominciare a parlare di i-learning, piuttosto che di e-learning, di abbandonare la dimensione tecnologica della “e” in favore di quella interattiva della “i”, privilegiando quindi la inter-net-ness, le reti di persone e le loro modalità  di relazione, come elementi caratterizzanti e qualificanti l’insegnamento online. Si tratta di un cambiamento di prospettiva rispetto a forme più¹ tradizionali di didattica, cambiamento di prospettiva che non deve però² spingerci a fare tabula rasa, a voler dimostrare, in maniera in qualche modo astiosa e, in fondo, anche ingenerosa, l’inutilità  dei sistemi usati nel passato, che, al di là  di qualunque altra considerazione, hanno educato e formato generazioni su generazioni nel corso degli anni, tra cui anche la generazione di quanto ora propongono un cambiamento. Non ci si deve contrapporre rigidamente, ideologicamente, ma occorre tuttavia sottolineare il fatto che l’ipertestualità, la reticolarità  consente di problematizzare la dimensione testuale classica, riportando alla luce aspetti che erano rimasti in ombra. O perlomeno rischiavano di rimanere in ombra. Le caratteristiche principali, gli elementi riscoperti erano appunto la conoscenza reticolare, il sapere dialogico, la condivisione di pratiche comunitarie ed esperienze condivise, l’interattività  (tutte parole riconducibili alla filosofia su cui si basa Moodle, non a caso). La distinzione tra la tecnologia del libro e la tecnologia della rete veniva ripresa in un intervento successivo da Patrizia Ghislandi, in maniera molto creativa e simpatica. La relatrice ha sottolineato il fatto che anche il libro in fondo è uno strumento tecnologico, anche se spesso ce ne dimentichiamo:

Anche la Ghislandi ci ha tenuto a sottolineare come l’aspetto tecnologico in realtà  sia un accidente, un elemento accessorio rispetto al tema del suo discorso, ossia la creazione di “comunità  di apprendimento (anche) a distanza” e il ruolo significativo di Moodle nel crearle e mantenerle. Moodle appartiene alla terza generazione di strumenti per la didattica online, ed è il primo a mettere al centro la dimensione sociale, comunitaria, di gruppo. I tre momenti in cui si è sviluppata la didattica in rete sono stati quando si è usato internet per la distribuzione di contenuti (trasferimento di informazioni), quando si sono sviluppate tecnologie interattive che permettevano l’acquisizione di conoscenze ed abilità  da parte del singolo studente, quando si sono sviluppate forme e modalità  di costruzione sociale del sapere. Mentre nei primi due casi l’attenzione era rivolta solo ed esclusivamente all’individuo, nel terzo caso si è avuto un vero e proprio salto di qualità  che permette un tipo di didattica radicalmente diversa rispetto a quella tradizionale.

Altrettanto interessante l’intervento di Martin Dougiamas, creatore di Moodle e principale responsabile del progetto, che, tra un incontro in Oman e uno in Spagna ha trovato il tempo di presentare quella che sarà  Moodle 2.0. Ha iniziato parlando di come la gente usa Moodle, sulla base della sua esperienza distinguendo i 10 livelli di cui parla anche sul sito

  1. Presentazione di contenuti
  2. Uso passivo del forum
  3. Uso di quiz e compiti (più facile da gestire)
  4. Uso di Wiki, Glossario e Database (contenuto interattivo)
  5. Uso attivo del Forum
  6. Collegare diverse attività  e mettere in sequenza, per cui i risultati di una diventano punto di partenza della successiva/e
  7. Maggiore riflessione sulle varie attività, sugli strumenti più avanzati, su un uso originale delle varie applicazioni
  8. Uso di sondaggi per riflettere sulle attività  del corso
  9. Uso di workshop con peer review degli stessi studenti
  10. Attività  di ricerca, condivisione di idee, creazione di attività

Non mi soffermo molto su quest’intervento, perchè la mia conoscenza del sistema ancora non è sufficiente per poterne parlare in maniera intelligente.

Per il momento mi fermo qui nel mio resoconto, dandovi appuntamento a domani per un’altra puntata. Aggiungo solo che alla fine dell’incontro, hanno annunciato che presto metteranno online video e altri materiali del congresso.

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